Io Te lo dico ma …

 … Tu non dirlo a Nessuno!

Sei tu che conosci fino in fondo la tua intimità, ed hai il tuo dialogo diretto con l’anima. Saresti pronto ad urlare, a gran voce, e con la massima onestà, che non serbi segreti nel tuo “Io” e nel tuo cuore? Giureresti di essere un libro aperto per chi ti è intorno … fosse anche, semplicemente, tua madre, o solo tua moglie o tuo marito, tuo figlio, il tuo amico più fidato … e soprattutto, senti di essere onesto con te stesso?

E ti sei mai chiesto perché? Perché in questo mondo, ogni individuo (e davvero ogni) nasconde in sé delle cose che reputa di non poter dire? Vorrei tanto che tra i lettori di questo mio scritto ci fosse qualcuno in grado di dirmi “si, io sono me stesso, sempre … fiero del mio essere coerente, chiaro, onesto con tutti, ed in ogni situazione”. Diamine, se sei qui, ti prego, scrivimi, contattami e … raccontami della tua vita. Potrebbe essere un nuovo punto di vista, a dir poco, miracoloso.

Nel mentre mi appresto a riflettere sull’altra fetta del mondo.


Su chi (come me del resto), serba in sé la “Stanza Buia dei Segreti”, la SBS come la definisco io. Un luogo ove l’altro non è più diverso da me, dove il confronto con il“dato celato” avviene solo in“me stesso”. Tuttavia, serbare un segreto, celare fortemente un’informazione in sé, rappresenta un gesto obbligato.

E’ come “costringere” dell’energia, contenerla forzatamente mentre lei vorrebbe essere libera di fluire. Ecco perché, improvvisamente, dopo esserci ritirati a lungo nella SBS, sentiamo la necessità di munirci di un “gesto liberatorio” come potrebbe essere un “diario segreto”, o il confidare “SOLO a qualcuno” il dato inconfessato. Sorge imponente, ed a volte improvvisamente, l’esigenza di lasciare, in qualsiasi modo o forma, una traccia di quanto accumulato nella SBS, ormai satura, ormai maleodorante a causa della mancanza di spiragli di aria, di flussi e riflussi di nuovo ossigeno, di rinnovati profumi. Gli elementi celati in essa diventano stantii se chiusi per lungo tempo.

Le soluzioni sono due, gettare tutto via o, quantomeno, aprire uno spiraglio per lasciar passare un po’ di aria.

Noi siamo fatti di energia, siamo energia. I nostri pensieri sono energia e, come tale, hanno bisogno di fluire, di circolare in modo incessante, per generare ed auto generarsi in un moto costante e perpetuo. Per tale motivo, è davvero raro poter trovare “segreti inconfessati puri”. Fosse anche solo tra le pagine di un quaderno nascosto, scolpiti sulla pietra di una collina abbandonata … gli stessi, ad un certo punto, si allontanano dalla “Stanza Buia” per cercare un po’ di agognata luce.

Ed ecco che, emerge “l’altro da me”… anche nel segreto inconfessato.
L’esigenza umana di vedere, al di fuori di me, qualcosa che mi appartiene.

Boccaccia mia, statti zitta” … tante volte mi è capitato di ascoltare questo, sia per segreti personali che per svelare cose “nascoste” che riguardano altri. “Io te lo dico, ma promettimi di non dirlo a nessuno”: che tenerezza e che dolcezza in questa frase, in questo desiderio di continuare a far circolare un flusso che non si vuole reprimere.

Scheletri nell’armadio: chi non ne ha? “Diari segreti”: quanti adolescenti si affannano nel trovare la combinazione giusta per rendere quel loro scrigno davvero inscalfibile.
L’uomo ha bisogno dell’altro da sé per riconoscersi.

Finché albergherà in questa dimensione terrestre, sentirà in sé l’incommensurabile esigenza di confrontarsi tra le differenze, tra le suddivisioni, con la polarità … con “l’altro”. Senza questo confronto, basilare, sentirà in sé un senso di incompiuto, percepirà il suo essere indefinito, un vuoto interiore da colmare. 


Ed ecco che emergono figure come il coach, il terapeuta, il conunselor … quei personaggi di supporto, socialmente accreditati, attraverso i quali si spera di rimettere ordine in quell’”apparente” caos interiore. Finché un elemento viene chiaramente percepito come esterno, l’uomo, (in qualità di osservatore), può tenerlo sotto controllo, classificarlo, giudicarlo, definirlo.

Ma quando questo elemento è dentro di sé come può fare per scrutarlo?

E’ come se ti chiedessi di guardare nei tuoi occhi o semplicemente di osservare, con attenzione, il tuo naso, la tua bocca, le tue orecchie … Che soluzione potresti adottare?

Credo che la risposta sia facile.
Ti muniresti di uno specchio.

Ed ecco che l’uomo, l’osservatore, ha trovato la sua soluzione ideale. Ha creato una sorta di realtà virtuale in grado di mostrare, attraverso forme ben definite, i suoi credo, la sua essenza, la sua interiorità.

Rifletti 😉
Donatella Di Mauro

 

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