Pensieri sfocati: non riconosco me stessa!

Sono giorni bui. Quelli che vivono in tanti, forse.
Mi illudo, invece, che siano solo i miei.
Certo, mi sento al centro del mondo, perché è la mia vita e non quella di qualcun altro e, per questo motivo, ritengo che i miei problemi siano superiori, insuperabili, unici.

Vivo la solitudine.
Ho pensato che fossero gli altri ad allontanarsi da me.
Ho dipinto il mondo come freddo e distaccato, troppo insensibile.
Egocentrismo spinto. Sempre io, solo io al centro.

La vita mi sta portando all’isolamento.
Io, mi sto isolando.
Ma nulla accade a caso, soprattutto quando la spinta è più forte di qualsiasi altra ragione.
Succede, ma non sono vittima degli accadimenti.

Le sbarre di questa prigione mi parlano.
Le guardo, mi sembra di non comprendere, è la mente che si sforza.
Cerco il perché, mi chiedo come mai tutto questo.
Tante domande. Risposte vaghe, disordinate ed insensate.

La vita, così insensibilmente dura, mi sta parlando.
Mi ha chiusa in un guscio, ha fatto sì che arrivassi a questo.
Diversamente non avrei potuto “sentire” e mi sarei limitata a capire.
Sta duramente battendo sul mio cuore. Il suo scalpello non ha pietà né misericordia.

Così, nel buio di una finta cella ha posto i riflettori su quella fetta di mondo che non avevo notato. L’ho rivista, quella ragazza/donna impegnata tra le trame di un’esistenza costruita.
Ho adocchiato quel personaggio carico di maschere, districarsi tra i timori quotidiani.
Ho contattato quelle finte emozioni che volevano solo proteggere la paura.

Ed ora, che ho ritrovato i riflessi di un’illusione, sembra che il mondo circostante si stia sgretolando con me!

Vedo una terra che non mi appartiene, una estesa superficie popolata da esseri che non riconosco … un sistema fatto di guerre, competizioni, scalate al successo che mi affaticano.
Un circuito malsano che spinge ad essere altro da ciò che sei, che ti chiede di lottare per sopravvivere, di fingere per vivere.

E sai perché vedo questo?
Solo perché, ormai, non riconosco più nemmeno me stessa.


Facciamo perché siamo o perché vogliamo sembrare?
Ci muoviamo perché lo sentiamo o perché speriamo di attutire l’ennesimo ed insensato senso di colpa?
Le nostre azioni hanno fame di quel riconoscimento esterno, in grado di compensare il valore che non sappiamo darci, o sono gesti dettati solo dal cuore?
Svolgiamo il lavoro che ci appaga o lavoriamo solo perché dobbiamo guadagnare per poter sopravvivere?


Fratelli, sorelle, amici, parenti, figli, genitori …
sono solo etichette che ci siamo auto-affibbiati, ruoli da interpretare, maschere da indossare, o "modi di essere", agiti e spinti da un bene supremo?

Notizie contraddittorie arrivano alla mia mente.
Informazioni che si confutano a vicenda, non riescono più a posizionarmi su ciò che pensavo essere “giusto”.
I media, che dovrebbero onestamente informarci, sono lo strumento più diabolico in grado di scatenare il caos.
Quello stesso caos che sta creando fermento in me.

Cos’è questo mondo, dove diavolo mi trovo?
Cosa è vero? … cosa è falso?

C’è chi afferma una cosa e, dopo poco, ti ritrovi chi dichiara l’esatto opposto.
Esseri umani che sgomitano per poter far emergere la verità personale.
Ogni settore, ogni area di questa esistenza, sembra ormai infettata dal senso degli opposti che guerreggiano tra loro, senza offrire un concreto sbocco.

Ma che razza di mondo è questo?
Non è certo il mondo che voglio vivere.

E se noi siamo ciò che vediamo, sono terrorizzata, perché sento di non essere tutto ciò.
IO SONO altro …

 

Come Dorian Gray davanti al suo quadro
ora ho deciso di distruggere definitivamente quell’immagine,
lasciando morire un personaggio che non mi appartiene più.

Non ho molte chance se continuo a guardare il mondo con gli occhi che ha costruito sul mio volto, e non con quelli che mi sono stati donati.
Appare, ora, uno sbocco che non avevo mai visto, una porta di accesso verso una nuova via: LA MIA.

Quella lama tagliente sul cuore diviene lo specchio di ciò che sono dentro.
Ogni maschera viene sgretolata e di me resta il NULLA, perché, qui, in questo mondo, all’improvviso, IO NON SONO PIU’ NULLA.

Non riconosco più quella donna, tra tante donne, che la terra dell’uomo mi chiede di essere.
Mi ha chiuso in una prigione più piccola solo per mostrarmi quella più grande, quel carcere dove vivevo da prigioniera senza rendermene conto.

Un carcere dove il dio denaro regola i rapporti umani: la sua assenza e la sua presenza determinano un fittizio potere. Questo dio, che ci ha resi schiavi, non è certo quello che io riconosco perché un uomo, unendosi agli altri uomini, può molto, molto di più.

Ma non possiamo farci nulla…
Quando il denaro viene a mancare, tutto vacilla intorno, generando paure e timori, creando disagi e lotte per la sopravvivenza. Increspando anche i rapporti in apparenza più nobili.

Quanta finzione … quanta falsità!
L’ho sempre saputo, lo dicono e scrivono in tanti.
Maestri eccelsi che spendono fiumi di parole, per ricordarci che il mondo esterno riflette il nostro mondo interno. Ed io, oggi, non posso accettare di osservare, inerme, un mondo che mi dice di essere altro da ciò che realmente SONO.

Donatella

 

 

LASCIA IL TUO COMMENTO

Design: CLN Solution - Consulenza web: Ruggero Lecce